diversità

Il dinosauro che si credeva un coniglio

copertina

Tanto, ma tanto, ma proprio tanto tempo fa, la signora Velociraptor ebbe tre cuccioli: Aurelia Velociraptor, Amalia Velociraptor e Alvise Velociraptor. Le due sorelline crescevano belle e veloci. All’età di sei anni avevano già battuto tutti i record dei cugini più grandi. Erano l’orgoglio della famiglia Velociraptor.
Alvise, beh Alvise, invece, era un dinosauro un po’ strano. Credeva di essere un coniglio.
Tippete-tappete-tà
saltellava sempre di qua e di là.
Saltava quando andava a scuola, saltava quando mangiava, saltava perfino quando dormiva. Non riusciva proprio a smettere, perché Alvise credeva di essere un coniglio saltellante. Aveva solo la pelle sbagliata. I denti aguzzi e la coda lunga non gli appartenevano.
Le sue sorelle, i suoi cugini, i compagni di scuola, tutti lo prendevano in giro per quel suo strano comportamento. Alvise era spesso solo perché nessuno voleva giocare con un dinosauro che si crede un coniglio!
Tippete-tappete-tà
saltellava sempre di qua e di là. + Leggi di Più

Susanna e il grande circo di mr Baangh

Il circo- disegno di Vittoria (5 anni)

Il circo- disegno di Vittoria (5 anni)

Questa è la storia di Susanna, una bimba riccia e molto alta che non ha mai conosciuto i genitori, né gli zii, né i nonni, né paterni e né materni. E nemmeno un cognome ha mai posseduto, per tutti è sempre stata solo Susanna.
Anche se lo potrebbe sembrare, questa non è una storia triste, anzi potremmo dire tutt’altro, è un racconto di colori e piroette e grandi abbracci in grandi scarpe di cinque taglie più larghe, di sorrisi esagerati e fiori spruzzarelli, di elefanti e magici ‘abracadabra’, tutti racchiusi nel caldo e vivacissimo circo di Mr. Baangh!

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La polpa di tonca

 

Mi chiamo Aristotele. Abito in un tranquillo angolino di mondo, sulla riva di un fiume, con mia moglie Ifigenia e le nostre due figliolette, Electra e Dafne. Sono un maestro. Insegno, ogni giorno, ai miei alunni tante cose super: la matematica, la geografia, la storia e le scienze, ma ciò che li diverte di più è senz’altro quella che io chiamo l’arte della fantasia. Ci sediamo tutti in cerchio e cominciamo a creare storie strampalate con personaggi assurdi. La scorsa settimana, ad esempio, abbiamo inventato un racconto che faceva così:

C’era una volta un fantasma orripilevole (sì, lo so che orripilevole non esiste, ma si tratta di arte della fantasia!), insomma questo fantasma aveva 84 anni e, ormai, doveva andare in pensione e non spaventare più i bambini, ma…

Perdonatemi, non era questa, però, la storia che volevo raccontarvi.

Ricominciamo da capo.

Mi chiamo Aristotele, sono un castoro e questa è la mia avventura:

Il castoro Aristotele Matilde- 6 anni

Il castoro Aristotele di Matilde- 6 anni

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il tic di Serafino

Serafino

Quello sciroccato di Serafino
aveva un problema semiserio
a chiunque gli chiedesse da vicino
-Capisce?-
Lui rispondeva con questo improperio:
-Mi dia settemila bisce!-
Così dal panettiere:
-Quei neretti là per strada
rendono, per i giovani,
l’occupazione più rada!
Capisce?-
E lui: -Mi dia settemila bisce!-
Così dal macellaio:
-Quei neretti non pagano mai
il biglietto
dovremmo rinchiuderli
tutti in un ghetto!
Capisce?-
E lui: -Mi dia settemila bisce!-
Così dal salumiere:
-Quelle nerette hanno un odoraccio,
dovremmo metterle
a passare lo straccio!
Capisce?-
E lui: -Mi dia settemila bisce!-

Ciò che abbiamo capito
è che, in realtà, Serafino
aveva un udito sopraffino.
Rispondeva così solo a certa gente,
perché, per pensare,
lui usava la sua mente.
Fingeva
di essere un po’ scemo,
chiedendo le bisce
solo alle persone
che non meritavano
di essere ascoltate
perché dicevano
tante baggianate!

Ilenia

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