Si torna a scuola!

cattedra

Vi siete mai chiesti cosa succeda nella vostra aula di notte? Vi siete mai chiesti se il vostro banco abbia paura del buio, se la lavagna soffra d’insonnia o se la cattedra russi?

Se almeno una di queste domande vi è mai saltata per la mente, questa è la storia che fa per voi!
Nell’aula della classe III B della scuola A. Furbetti, quando tutti gli scuri furono chiusi, le tapparelle calate e nella scuola non ci fu più nessuno, ecco che la sedia di Leonardo cominciò a disperarsi perché aveva paura del buio.

sedia

-Tanto non ci vedi comunque anche di giorno perché hai sempre il culetto di Leo che ti copre gli occhi!- la prese in giro il banco di Nicola.
-Sì, ma almeno ho compagnia.- rispose la sedia.
-Una compagnia che fa le puzzette!- continuò il banco, scoppiando a ridere.
-Sempre meglio che soffrire il solletico tutto il giorno.- esclamò la sedia.
Il banco si zittì. La sedia aveva proprio ragione: Nicola aveva il vizio di scarabocchiare con la matita fuori dai quaderni e questo procurava un terribile solletico al banco, che, però, non poteva ridere altrimenti tutti bambini lo avrebbero scoperto.

lavagna
-Non parlatemi di solletico!- sbuffò la lavagna che era sempre torturata da quei terribili gessetti che si strofinavano su di lei ogni giorno.
-La maestra, poi, oggi puzzava di cacca di mucca andata a male!- continuò la lavagna.
-Macché! Era vomito di topo!- asserirono i gessetti in coro.
In realtà la maestra Roberta non puzzava. Esagerava solo un po’ con il profumo alla rosa canina e, così, aveva un odore troppo forte per gli abitanti della classe III B.
-Shhhh! L’avete sentito anche voi?- si intromise l’armadio, che stava laggiù in un angolo.
Era grande e grosso ma un vero fifone. Sentiva sempre rumori strani e temeva che nella scuola ci fosse qualche mostro pronto ad attaccarli.
Quella sera, però, l’armadio non si era immaginato tutto, come spesso accadeva. Le voci delle colle stick, che stavano discutendo su chi fosse la più appiccicosa, furono coperte da un misterioso tintinnio.
Il suono aumentò d’intensità diventando sempre più spaventoso.
Tin tin tin
-Aiutoooo!- cominciò a gridare l’armadio –I mostri ci attaccano!-
-Ma quali mostri?!- esclamò il dizionario, che era molto saggio- Sembra piuttosto il rumore di truppe pronte per il combattimento.-
-Ci attaccanooo!- ribadì l’armadio che avrebbe voluto scappare via ma pesava troppo con tutti i libri che dormivano al suo interno.
-Secondo me è la cattedra, ascoltate!- suggerì il banco di Sofia.

cattedra
La cattedra stava russando beatamente, come faceva tutte le notti, ma non era quello il rumore che tutti sentivano.
Il suono aumentò d’intensità diventando sempre più terrificante.
Tin tin tin
-Ho paura!- gridarono i gessetti all’unisono.
-Si salvi chi può!!- strillò l’armadio.
Il minaccioso tin tin tin era diventato quasi insopportabile da tanto che era forte, quando accadde una cosa strana: tutto d’un tratto il rumore cessò.
Tutti gli abitanti della III B tirarono un sospiro di sollievo.
-Avete visto, lo dicevo io: niente mostri!- disse il dizionario che faceva sempre il saputello.
Nessuno ebbe il tempo per rispondergli perché all’improvviso si sentì un click e la porta della classe si aprì…

porta
-Che cosa sta succedendo?- chiese sbadigliando la cattedra, che si era appena svegliata.
-I mostriiii! Ci attaccano!!- urlò l’armadio.
Ciò che tutti videro, però, non era un mostro, ma qualcosa di molto più spaventoso.

Il mestolo capo dell'esercito- disegno di Nadia (6 anni)

Il mestolo capo dell’esercito- disegno di Nadia (6 anni)

 

Un esercito di forchette e coltelli appuntiti marciava compatto dentro l’aula, seguito da squadroni di cucchiai e cucchiaini armati di puzzolenti broccoli. Un mestolo gigante guidava quelle truppe di ferraglia provenienti dalla cucina. Sbraitò qualcosa in una lingua incomprensibile.
-Uop, uip, uaaaap! Uuuup, gaap, cop!-
-Che… che cosa ha detto?- sussurrò la sedia di Luca tremando per la paura.
Il mestolo ripeté altre parole dal suono cattivo ma che per gli abitanti della classe non avevano alcun senso.
-Parla un’altra lingua!- decretò il dizionario.
-UOOOP! GUUP! UAP, ZIP, GOP!- gridò il mestolo infuriato, ma nessuno capì nulla. Sembrava che le posate dietro di lui si fossero preparate per sferrare l’attacco.
-Prepariamoci per la battaglia!- esclamò l’astuccio di Spiderman, che era stato dimenticato in aula da Federico.
-Con la violenza non si risolve nulla. Volete finire tagliuzzati a cubetti e ricoperti di puzzolenti broccoli?- intervenne il termosifone.
-E allora cosa proponi?- chiese l’astuccio.
-Dobbiamo comunicare con loro. Cercare di farci spiegare perché sono così arrabbiati con noi.- spiegò il termosifone.
-Come? Tu parli il mestolese?- domandò l’astuccio.
L’idea geniale venne ad un gessetto rosso, che si avvicinò cautamente al mestolo e gli fece capire che poteva usarlo per disegnare qualcosa sulla lavagna. Tutti stavano col fiato in sospeso: il mestolo avrebbe frantumato il gessetto o avrebbe capito le sue buone intenzioni?
Fortunatamente una forchetta, che aveva intuito cosa volesse fare il gessetto, si avvicinò a lui e se lo infilò tra un dente e l’altro. Lo portò fino alla cattedra, vi salì in cima e poi saltò sullo schienale della sedia della maestra. Da lì si mise a disegnare sulla lavagna. Quando la forchetta ebbe finito, la sedia di Anna, che era molto sensibile, scoppiò a piangere.
-Che storia triste!- esclamò tra le lacrime.
La forchetta aveva disegnato il mestolo insieme ad un cucchiaino ed entrambi sembravano felici. Nell’immagine dopo, però, c’era il cucchiaino infilato in uno yogurt e il mestolo era triste perché era rimasto solo.
-È arrabbiato perché non trova più suo figlio!- spiegò la sedia di Anna.
-Io ho visto che oggi la maestra Paola ha mangiato uno yogurt e poi lo ha gettato nel cestino. Forse si è dimenticata dentro il cucchiaino!- esclamò la lavagna.
Il cestino allora cominciò a sputare tutte le immondizie. Sul pavimento dell’aula tra le confezioni delle merendine, le bucce delle matite e il vasetto vuoto dello yogurt, c’era un piccolo cucchiaio tutto sporco che tremava.
Il mestolo corse a soccorrere suo figlio e, quando vide che stava bene, fece un cenno al suo esercito che abbandonò le munizioni di broccoli per terra e si riunì intorno al cucchiaino per salutarlo.
Il mestolo parlò alla forchetta, che, allora, cominciò a disegnare nuovamente sulla lavagna. Dopo qualche minuto sulla superficie nera vi era una bel ritratto dell’armadio, delle sedie, dei banchi, del dizionario e di tutti gli abitanti della III B che abbracciavano le forchette, i coltelli e i cucchiai. Tutti capirono che era un modo per chiedere scusa e fare la pace.

Da quel giorno le stoviglie della cucina venivano tutte le notti a trovare i loro nuovi amici e, anche se quando si parlavano non si capivano, si divertivano un mondo tutti insieme. I gessetti con l’aiuto delle forchette facevano i dispetti alla lavagna, disturbandola con il solletico; le sedie e i banchi giocavano a farsi la guerra usando come fionde i cucchiaini e come munizioni i broccoli puzzolenti; l’armadio aveva fatto amicizia col mestolo e insieme andavano a caccia di mostri; la cattedra continuava a russare beatamente.
Quindi, bambini, domani mattina controllate bene sotto le sedie, dietro l’armadio o dentro il cestino, se vi sia qualche resto di broccolo puzzolente o un cucchiaino disperso, e se lo troverete, adesso sapete cosa potrebbe essere successo.

 

Ilenia

Ilenia Bilancio

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