Il mio amico microonde

Illustrazione di Benedetta Bassi

 

-Marti! Marti! Vieni presto!- chiamò Samuele dalla cucina.

-Che succede, piattola?- rispose la sorella maggiore, emergendo dal divano dove si era appisolata.
-Il microonde, senti?- esclamò Samuele.
Martina si tolse una cuffietta e si mise in ascolto.
-Fa come i gatti, senti? Ronf, ronf…- le spiegò il bambino.
-Ma tu sei tutto scemo! Finisci di pulirlo come ti ha detto la mamma che se no quando torna ti mette in punizione!- lo rimbeccò la sorella, tornando ad accoccolarsi sul divano.
Eppure Samuele era sicuro di ciò che aveva udito…

Quando aveva passato la spugnetta sopra la sua nera superficie liscia, l’elettrodomestico aveva ronfato. Sì, proprio come faceva il suo gattino Teo quando lo coccolava.
Quella sera a cena, il bambino provò a spiegarlo alla mamma.
-Samuele, sono distrutta. Ho lavorato fino alle otto e ora non ho voglia di sentire sciocchezze riguardo ad un microonde che ronfa! Domani mattina devo andare a lavorare molto presto, quindi Marti sveglia tu fratello e preparagli la colazione che poi lo passerà a prendere la mamma di Leonardo per portarlo a scuola.-
Eleonora, la madre di Samuele, era la direttrice di un supermercato, una donna in carriera che lavorava sempre molto. Il padre dei bambini era andato via di casa e aveva sposato un’altra donna, che a Samuele stava molto simpatica ma non aveva ancora bene capito come mai al papà non fosse bastata la sua mamma come moglie.
-Mi leggi una storia stasera?- si azzardò a chiederle Samuele.
Eleonora scosse la testa.
-Ma me lo avevi promesso ieri: che se pulivo il microonde, mi leggevi quello che volevo.- esclamò il bambino contrariato.
-Ok, poche pagine, però. Vai a lavarti i denti e mettiti a letto che arrivo.- acconsentì la mamma.
Samuele obbedì. Aspettò la mamma nel suo lettino, ma non vide arrivare nessuno. Sentiva solo il rumore della musica che usciva dalla camera della sorella. Scese in salotto, preoccupato. La mamma si era addormentata sul divano, ancora una volta.
Il mattino seguente Samuele fu svegliato dalle grida della sorella che gli strillava dal bagno di scaldarsi il latte mentre lei si preparava.
Il bambino scese in cucina e mise una tazza con il latte e nesquik nel microonde. Premette qualche bottone a caso e finalmente l’elettrodomestico partì. Poi il bambino si accese la TV e si dimenticò del latte fino a quando sentì un “Ahia!” provenire dalla cucina. Samuele corse di là ma non vide nessuno.
-Latoshchi bolente. Niente di peggio hai.- borbottò una voce.
Samuele si diede alla fuga. Stava per precipitarsi su dalle scale per avvisare la sorella, quando si sentì chiamare.
-Ehi tu, bambinoshchi. Mi sto scottando. Vieni a togliere tuo latoshchi da me.-
Samuele si bloccò sul primo gradino. Era molto confuso e spaventato. Possibile che….
-Sì, sono io, tuo microonde! Tuo latoshchi bolente ha rovesciato in me.- ribadì la voce.
Il bambino non riusciva a crederci. Prese una spugnetta, aprì l’anta dell’elettrodomestico, tolse la tazza ormai vuota e asciugò il latte.
-Pulisci bene me, da?- ordinò il microonde
-Perché parli così strano?- gli chiese Samuele, che ormai aveva accettato l’idea di un forno parlante.
-Io venire di Russia. Imparato tua lingua ascoltando tua famiglia.- rispose il microonde.
-Ma allora ieri mentre ti pulivo, hai ronfato sul serio?- domandò il bambino.
-Che cosa è ronfare? Tu ieri fatto solletico a me e io ridere, ma devo stare attento che nessuno sentire me. Mamushka mi ha detto che non devo farmi scoprire.- spiegò il microonde.
-Io ti ho scoperto!- esclamò Samuele tutto fiero.
-Povero Vladimir. Stupido me!-
-Ti chiami Vladimir? Piacere, io sono Samuele.- si presentò il bambino che non aveva dimenticato le buone maniere, nemmeno davanti ad un microonde.
In quel momento Martina fece capolino dalla porta della cucina, interrompendo quella interessante conversazione.
-Stai parlando con me, Sam? Hai fatto colazione che dobbiamo andare?- chiese al fratellino, ficcandosi in bocca un paio di gocciole al cioccolato.
-Ehm, no, cioè sì. Ok, andiamo.- rispose Samuele che non aveva nessunissima voglia di andare a scuola ora che aveva trovato un nuovo amico con cui parlare.
Quel pomeriggio, dopo scuola, il bambino si precipitò in cucina e, quando la sorella fu fuori portata di orecchie, interpellò nuovamente il microonde.
-Ehi, Vladimir! Sveglia! Stai dormendo?-
-Da! Però tu svegliare me, bambinoshchi.- ripose contrariato l’elettrodomestico.
Il bambino si scusò, ma poi prese a tempestarlo di domande: gli chiese come fosse arrivato dalla Russia all’Italia, perché non dovesse farsi scoprire, che cosa mangiasse, quale fosse la sua squadra di calcio preferita.
-Tu bambinoshchi curioso! Mamushka non aveva rubli abastanza per sfamare me e mia sorella, così deciso mandare me in Italia a cercare altra famiglia. Io mangiare dalla spina. Elettripicitá…- racconto Vladimir.
-Ah, l’elettricità!- esclamò Samuele.
-E io cosa ha detto? Elettripicitá, appunto.- ribadì il microonde.
Samuele tralasciò di correggerlo nuovamente e gli domandò perché non gli avesse parlato prima.
-Mamushka detto me che umani tutti pazzi. Voi credere che noi elettrodomestici non abbiamo vita e che se scoprire me, voi usarmi come cavia da laboratorio per esperimenti brutti.- rispose Vladimir.
In effetti aveva ragione, pensò il bambino.
-Io manterrò il tuo segreto, giurin giurello!- promise al suo nuovo amico –Ma non ti manca la tua mamma?-
Il microonde emise un sospiro sconsolato e, improvvisamente, tutte le sue spie si spensero.
-Non volevo renderti triste.- si scusò Samuele.
-Anche la mia mamma mi manca. Cioè lei è qui, ma è come se non c’è.- continuò il bambino.
-Capisco, bambinoshchi. Vedere io raramente tua mamma a casa. Sempre al lavoro vero?-
Samuele annuì.
-Se tu venire qui a trovarmi, posso raccontare io a te storie belle. Storie di Russia, di freddo, di tundra.- propose Vladimir.
Quel giorno Samuele credette di aver trovato un nuovo amico. Trascorreva tutto il suo tempo libero in cucina, vicino al microonde. Non voleva più uscire a giocare al campetto con gli amici. Martina cominciava a preoccuparsi, perché ogni tanto sorprendeva il fratello a bisbigliare all’elettrodomestico. Lo aveva fatto presente ad Eleonora che aveva liquidato la faccenda affermando:
-Sono cose da bambini. Tutti hanno avuto un amichetto immaginario. Vedrai che tra un po’ si stuferà!-
E invece Samuele non si stancava mai di parlare con Vladimir. Lui gli raccontava avventure pazzesche di quando viveva in Russia, come quando era sopravvissuto a una tempesta di neve, o quando aveva combattuto contro 10 orsi. Gli cantava le canzoni e le ninna nanne che Mamushka gli aveva insegnato. Gli insegnava perfino qualche parola di russo.
-Ascolta. Ho avuto un’idea genialissima: se io ti portassi fino in Russia così potrai ritrovare la tua Mamushka e poi lei adotterà anche me?- propose un giorno Samuele.
Vladimir fu entusiasta dell’idea. Così, di notte, il bambino scese di nascosto dalla sua cameretta senza farsi sentire. Il piano era quello di caricare Vladimir sul suo skateboard, legarlo con dello scotch e poi trascinarlo fino in Russia, tirandolo dalla spina. Samuele, però, dovette subito fare i conti con il peso dell’elettrodomestico. Era salito in piedi su una sedia per spostare il microonde dal piano della cucina, ma una volta staccata la spina, il bambino non riusciva proprio a sollevare il suo amico. Concentrato al massimo sullo sforzo da compiere non si era accorto di essersi avvicinato troppo al bordo della sedia e sbam! Il povero bambino finì con il culetto per terra. Doveva aver fatto parecchio rumore, perché ad un certo punto vide le luci al piano di sopra accendersi e la madre e la sorella correre giù dalle scale.
-Samuele Corradi! Che cosa diavolo stai facendo?- gli sbraitò contro Eleonora.
-Io, io… Volevo portare Vladimir in Russia! La sua mamma mi adotterá e mi racconterà ogni sera le favole della Russia.- si giustificò il bambino.
-E chi cavolo sarebbe Vladimir?- intervenne la sorella.
-Lui!- disse Samuele, indicando il microonde.
Martina scoppiò a ridere.
-Abbiamo un microonde russo?- lo schernì.
Samuele era furioso. Si lanciò su Martina, colpendola ripetutamente sulla pancia.
-Ahia! Mamma mi fa male! Digli di smettere.- si lamentò lei.
Eleonora si era accasciata con la schiena appoggiata al frigo. Era caduta in uno stato di trance. Improvvisamente scoppiò in grandi singhiozzi.
-Mamma, mamma! Smetto, hai visto?- esclamò il bambino, sentendosi in colpa.
-L’hai fatta piangere, scemo!- lo rimbeccò sua sorella.
Samuele si avvicinò alla madre che non smetteva di singhiozzare. Eleonora lo prese tra le braccia e lo strinse fortissimo.
-Sono una cattiva mamma, vero?- gli chiese.
Samuele non ebbe nemmeno il tempo di rispondere che la donna continuò:
-Ti avevo promesso le storie ma mi addormento sempre sul divano. Domenica staremo tutto il giorno insieme, solo noi tre, ok?-
Il bambino annuì. La madre si scusò di essere stata così presa dal lavoro ultimamente e fece promettere a Samuele che non avrebbe provato mai più a scappare di casa.
-Ma, ma… anche a Vladimir manca la sua mamma!- spiegò il bambino.
Martina era scoppiata di nuovo a ridere.
-Shhh, Marti!- la rimproverò Eleonora- Vorrà dire che farò io da mamma anche a Vladimir.- disse rivolta al piccolo.
-Allora vado di sopra a prendere un libretto così ci leggi una storia!- esclamò Samuele raggiante.
Così da quella notte, Eleonora cercò di rincasare prima dal lavoro e di dedicare più tempo ai suoi figli. Ogni sera, in cucina, leggeva una storia a Samuele e al suo amico Vladimir, fino a quando un giorno il bambino le chiese:
-Stasera andiamo nel lettone per la storia?-
Eleonora diede un’occhiata al microonde, sorrise, e poi seguì Samuele su per le scale.
Vladimir se n’era andato. Aveva salutato il suo piccolo amico dicendogli che le storie di Russia e le ninna nanne di Mamushka ora servivano ad un altro bambino a cui mancava la sua mamma.

 

Ilenia

 

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Il mio amico microonde

 

Ilenia Bilancio

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