Le nozze della contessina Eliodora

 

Nel cuore della campagna inglese, immerso in un bosco millenario, sorgeva il castello di una contessina capricciosa ed insolente.

disegno di Martina

«Chi ti sposerà mai, figliuola!» le ripeteva il conte, suo padre.
«Il duca James puzza, il barone CarloAlberto sbava e il principe William zoppica.» si lamentava la contessina Eliodora.
«Ecco, appunto. Non te va mai bene uno.» la rimproverava il padre.
Un giorno si presentò al castello uno sguattero in cerca di lavoro. Eliodora si innamorò pazzamente di lui. Era bello, alto, biondo, ma sopratutto non puzzava, non sbavava e non zoppicava.
L’uomo perfetto!
Il conte cercò di far ragionare la figlioletta: non poteva darla in sposa a qualcuno che non fosse di sangue reale.
«Perderai il trono, cara! Non posso lasciare il mio regno ad uno sguattero.» le spiegò il padre.
Eliodora, però, non cambiò idea. Era capricciosa ed insolente, abituata al fatto che ogni suo desiderio fosse esaudito. Sempre.
Il conte, allora, la accontentò e le organizzò un matrimonio da favola con lo sguattero.
«Una volta sposati, però, dovrete lasciare il castello, perché avrai perso la legittimità del trono, figliuola.» la avvisò il padre.
Eliodora acconsentì. Aveva pensato che con tutto il denaro che avrebbero ricevuto in dono per le nozze, lei e il suo Osvald, così si chiamava lo sguattero, avrebbero potuto vivere serenamente senza bisogno di lavorare. Si sarebbero cercati un loft a Londra con vista Tamigi e lì si sarebbero goduti l’ozio e il loro amore.
Si celebrarono le nozze, le più sontuose mai viste. Eliodora riconobbe tra gli invitati il duca puzzone, il barone bavoso e il principe zoppo, e pensò a quanto fosse stata fortunata a trovare il suo Osvald.
Dopo il matrimonio i due innamorati fecero i bagagli e partirono alla volta della capitale. Quando arrivarono nel loro nuovo lussuoso appartamento, Eliodora cominciò a contare i soldi ricevuti in regalo.
«Com’è possibile? Solo 100 sterline! E qui? Solo 43, 50! Questo, poi! Chi ha avuto l’ardire di mandarci solo un penny!» sbraitava la contessina mentre apriva le buste, sconcertata.
«Sono una contessa, perdiana!»
Eliodora trascorse tutta la notte a mandare mail di protesta agli invitati chiedendo loro di aggiustare i regali con una somma più consona al titolo reale. Le risposte non tardarono ad arrivare: chi la insultava per la sua sfacciataggine, chi la definiva una scimmia capricciosa, chi le confessava di non averla mai sopportata. Eliodora scoppiò a piangere tra le braccia del suo Osvald e, solo in quel momento, si rese conto che il suo amato sudava come un caprone.
«Cosa faremo adesso? Come faremo a vivere?» gli chiese lei, disperata.
Osvald, per tutta risposta, si mise a ridere.
«Che cosa c’è di tanto divertente, brutto pezzente sudaticcio! È tutta colpa tua che mi hai fatta innamorare e non hai un soldo!» lo insultò la contessina furente.
A quel punto, Eliodora sentì dei passi e vide che suo padre era appena entrato nel loro appartamento.
«Cosa ci fai qui?» chiese la contessina che non capiva più nulla.
«È stata tutta opera mia, cara. Volevo insegnarti come ci si comporta prima che diventassi troppo insopportabile. Osvald è un granduca e potrete tornare a vivere al castello, ma solo se ci prometti una cosa.» le spiegò il conte.
Eliodora annuì docilmente.
«Dovrai imparare ad essere meno esigente e più gentile con tutti noi. Non si può pretendere di avere tutto nella vita.»
«Sì, papà. Ho capito la lezione. Non farò più i capricci e chiederò scusa a tutti gli invitati.» promise Eliodora.
Così la contessina e il suo granduca Osvald tornarono al castello e vissero per sempre felici, contenti e un po’ sudaticci.

disegno di Giulia

Ilenia Bilancio

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