La carota gigante

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Tommaso
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Matilde
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Margherita
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Linda
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Kiril
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Gregorio
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Giacomo
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Lorenzo
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Alice
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Benedetta
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Alessandro
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Guglielmo
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Alice
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Ludovica

Il bruco Giorgio adorava le carote. Le mangiava tutti i giorni: carote lesse, carotine in padella e alla julienne, carote al burro, soffritto di carote, carote grigliate.
Giorgio chiedeva nel piatto sempre più di quello che riuscisse a mangiare. La mamma bruco esaudiva i suoi capricci, comprando ogni giorno kili e kili di carote.

Di mattina prestissimo, quando Giorgio era ancora a letto, arrivava un camion pieno zeppo di ortaggi freschissimi, pressapoco 7345 kili, carota più, carota meno. La mamma bruco le cucinava tutte per Giorgio: per colazione carote con burro e marmellata, per merenda carote alla nutella, per pranzo carote alla brace, per cena minestre di carote. Giorgio, però, non finiva mai quello che aveva nel piatto e ogni giorno buttava via molte carote avanzate.
Un giorno, per colazione, la mamma bruco provò una nuova ricetta: broccoletti al limone e menta.
-Bleah! Che schifo!- esclamò Giorgio, sputacchiando pezzetti verdi.
-Non si fa così con il cibo. Se fossimo poveri e avessimo poco da mangiare, cosa faresti?-
-Noi siamo ricchi e io voglio tutte le carote di questo mondo.- rispose l’impertinente Giorgio.
Il mago Nessunello, che passava di lì per caso, sentì i capricci del piccolo bruco e decise di intervenire. Questo potente mago, infatti, era il protettore di tutti poverelli del mondo e quando sentiva qualcuno che si lamentava di ciò che possedeva, lo puniva in modo terribile.
Tricco- tracco- tra: la magia cosa farà?
Ed ecco che Giorgio si tramutò in una carota gigante, così non avrebbe più potuto lamentarsi e avrebbe dovuto cibarsi solo di acqua e terriccio.
-Mamma, mamma, aiutoooo!- gridò Giorgio prima di diventare tutto arancione.
-Così dovrai rimanere fino a quando vedrai la pioggia cadere.- recitò il mago e poi scomparve in un pluff.
Era l’ora di andare a scuola e tutti sapevano che il maestro Rospo dava un brutto voto a chi arrivava tardi, così la mamma bruco mise Giorgio sul carretto su cui di solito trasportava le carote e lo portò a scuola.
-In classe non ci sta. Non possiamo bucare il tetto!- esclamò il maestro Rospo quando vide in che cosa era stato trasformato Giorgio.
Allora la mamma bruco piantò il figlioletto nell’orto della scuola e Giorgio-la carota dovette seguire le lezioni dalla finestra.
E così fece ogni giorno. La mamma veniva, poi, a riprenderlo, lo caricava sul carretto e lo piantava nel giardino di casa. Di notte Giorgio si sentiva molto solo e aveva paura che, mentre dormiva, qualche coniglio potesse scambiarlo per uno spuntino da sgranocchiare.
Inoltre il povero bruco, ora trasformato in carota, doveva cibarsi solo di acqua e terriccio.
-Così dovrai rimanere fino a quando la pioggia vedrai cadere.- erano state queste le parole dell’incantesimo del mago Nessunello.
Ormai, però, non pioveva da giorni. Le piante si stavano afflosciando, il ruscello si stava seccando, gli animaletti del bosco erano sempre più assetati ed affamati, perché senz’acqua non crescevano più i frutti, né le bacche, né tanto meno le carote. Anche Giorgio cominciava a seccarsi piano piano, ma siccome era un ortaggio gigante ci mise più tempo degli altri a perdere tutte le sue energie. Vedeva i suoi amici, la sua mamma, il maestro Rospo vagare distrutti alla ricerca di cibo e acqua.
Non poteva far morire tutti di fame. La decisione era presa. Con le poche forze che gli erano rimaste, si sradicò dal terreno e rotolò fino alla mensa della scuola.
-Cucinami! Sono la vostra unica speranza.- disse alla cuoca ape.
-Non potrei mai mangiarti, caro!- sussurrò l’ape che non riusciva più nemmeno a volare.
Allora Giorgio-la carota si gettò da solo nel pentolone più grande della cucina.
-È tutta colpa mia! Dovete mangiarmi, me lo merito!- gridò.
In quel momento si sentì un tuono e dopo qualche secondo iniziò a piovere molto molto forte.
Tutti gli animaletti e gli insetti del bosco uscirono dalle loro case per andare a bagnarsi e a bere e a giocare per la felicità.
La mamma bruco, che era stata avvisata dalla cuoca, arrivò tutta fradicia alla mensa per salvare il suo figlioletto dal pentolone. Con l’aiuto delle formiche forzute riuscì a tirare fuori Giorgio e a piantarlo nell’orto della scuola. Giorgio bevve a più non posso.
-Adoro l’acqua e anche questo terriccio umido non è poi così male.- esclamò, ritrovando le forze.
Poi si fermò un attimo e osservò il suo riflesso in una pozzanghera. Non ci poteva credere: era tornato un bruco! Il colore arancione e i ciuffi verdi erano scomparsi.
Giorgio corse ad abbracciare la sua mamma.
In quel momento apparve il mago Nessunello che disse:
-Bravo Giorgio. Avresti sacrificato te stesso per dar da mangiare ai tuoi amici. Questo significa avere un cuore generoso! Non dimenticartene.-
E poi scomparve di nuovo in un pluff.
Giorgio aveva imparato la lezione: non poteva mangiare solo carote e non doveva disprezzare gli altri cibi. Imparò a finire tutto ciò che aveva nel piatto. Qualche pomeriggio dopo la scuola, inoltre, si fermava in mensa ad aiutare l’ape Guendalina a cucinare.
Aveva trovato la sua strada: da grande avrebbe fatto lo chef. La sua specialità, ovviamente, sarebbero state le carote!

Ilenia

Ilenia Bilancio

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