Il meraviglioso mondo di Dido

giulia-dido

Disegno di Giulia- 10 anni

 

In una palude scura viveva un nano malefico di nome Dragan. Era più basso dell’uomo più basso del mondo, ma aveva due occhietti azzurri così cattivi che riusciva a spaventare anche i giganti.
Vicino alla Palude Paludosa sorgeva un magico villaggio acquatico, che era la capitale di un regno molto vasto: il meraviglioso mondo di Dido. Questo regno comprendeva la regione delle Patatine Fritte, quella dei Cuccioli sperduti, quella delle Streghe Amiche dei Bambini, il Bosco Fatato e ovviamente la Palude Paludosa.
Dido, il re, era un pescione tutto azzurro con la pancia bianca; aveva tre pinne sul dorso e due sui lati. Era enorme, il pesce più gigantesco della capitale acquatica e, per questo, ne era il sovrano.

La capitale del meraviglioso mondo di Dido era un luogo molto frequentato dai bambini, che si divertivano tantissimo ad andare su e giù dal trenino che attraversava il villaggio, a mangiare caramelle nei negozi della Piazza Sorriso, a scoprire le magie del Castello di Dido e a far il bagno nella Laguna Meraviglia, ma l’attrazione più amata dai bambini era lo Scivolo Arcobaleno. Questo magico scivolo, infatti, spruzzava acqua di tutti i colori e sapori: il verde sapeva di menta, il rosso di melograno, il giallo di limone, il blu di mirtillo, il marrone di coca-cola, l’azzurro di zucchero filato, il rosa di glassa di fragole.
Molti anni prima Dragan era stato bandito dalla capitale perché aveva fatto una cosa bruttissima.
-Devo vendicarmi, Frank. Devo escogitare un piano per rubare la corona a Dido.- ripeteva il nano al camaleonte Frank, il suo unico amico.
-Ho avuto un’idea, Frank! Potresti infiltrarti come spia e rubare la corona per me!- esclamò Dragan un giorno.
Il camaleonte, infatti, è l’animale più indicato per fare la spia perché sa mimetizzarsi benissimo, diventando del colore delle cose su cui si appoggia.
-Lecca-lecca!- rispose Frank, tirando fuori la sua lingua super lunga.
Allora il nano e il camaleonte stettero svegli tutta la notte per pianificare la missione.
Si erano costruiti un walkie talkie con delle foglie magiche canterine, così avrebbero potuto comunicare anche a distanza. Frank si era allenato a tirare calci rotanti con la coda e leccate appiccicose con la sua velocissima lingua, così da potersi difendere nel caso fosse stato scoperto. Nel frattempo Dragan aveva disegnato sul terreno paludoso una mappa della capitale del meraviglioso mondo di Dido.
-Dopo aver superato i cancelli del Sole, raggiungi la Piazza Sorriso sulla destra, attraversala mimetizzandoti tra i negozi di caramelle. Poi sali sul trenino di Dido e fatti portare fino al suo castello.- spiegò Dragan, mostrando al camaleonte lo schema che aveva fatto sulla terra.
-Lecca-lecca!- esclamò Frank.
-Una volta entrato nel castello, trova la corona di quel pescione lesso e rubagliela. Se riuscirai a portare a termine la missione con successo, mi comunicherai la parola segreta. Qual è la parola segreta, Frank?-
Frank pensò per un attimo, poi esclamò:
-Lecca-lecca!-
-Esatto! Pronto per la missione?- chiese Dragan.
-Lecca-lecca!- rispose nuovamente il camaleonte.

Più tardi al castello di Dido…
-Io non sopporto più tutto questo lavoro. E stasera la cena con il sindaco del Bosco Fatato, e domani la merenda con la vicepresidente del Circolo Letterario delle Streghe Amiche dei Bambini, e sabato l’aperitivo con la direttrice della Banda dei Cuccioli Sperduti, e corri di qua, e vai di là…- si lamentò Dido, mentre cercava di riposare nell’acquario regale del suo castello.
L’enorme pesce, infatti, era stanco di fare il re. Il suo sogno era quello di diventare un equilibrista, lavorare in un circo itinerante e far divertire tanti bambini, ma quando suo padre era morto di branchite fulminante, aveva dovuto succedergli al governo del regno.
-Sua maestà le rimane ancora solo qualche minuto per il riposino pomeridiano. Il capo dell’esercito delle Patatine Fritte la aspetta nella sala conferenze tra esattamente 3 minuti e 14 secondi.- lo informò il suo assistente Mr Tic Toc, il pesce più puntuale di tutti gli oceani.
Dido voleva quasi mettersi a piangere. Aveva sempre troppe cose da fare.
-Dì al generale Frittus che sto male.- disse a Mr Tic Toc.
-Ma, Sire, Frittus vuole farci guerra perché qui, nella capitale, i bambini mangiano troppe verdure e pochissime patatine fritte!- gli ricordò il suo assistente.
-E va bene!! Allora sistemerò questa faccenda e poi per oggi ho chiuso.-
Dido uscì con un guizzo dall’acquario regale e proprio mentre stava per indossare la sua corona, ecco che risuonò in tutto il castello l’allarme intrusi.
Dido pensò che fossero le Patatine Fritte che avevano deciso di attaccarli, ma poi, affacciatosi ad un oblò del suo castello, vide il capitano del suo esercito di cavallucci marini che trasportava per la coda un camaleonte di tutti i colori dell’arcobaleno.
Qualcosa era andato storto nel piano dei due birbanti della Palude. Frank, infatti, dopo essere salito sul trenino, non era andato dritto al castello Dido. Si era fermato allo Scivolo Arcobaleno per farsi un bagno. Il suo sistema di mimetizzazione, però, era andato in tilt con tutti quei colori diversi e, allora, il camaleonte era stato scoperto dal momento che l’accesso allo Scivolo Arcobaleno è riservato ai bambini.
-Signore! Abbiamo catturato l’intruso.- affermò il capitano dei cavallucci marini, una volta arrivato davanti al re.
-Ottimo lavoro, capitano!- rispose Dido.
Il pescione allora si avvicinò all’infiltrato. Frank riuscì a liberarsi dalla presa del cavalluccio marino con un calcio rotante e provò ad attaccare Dido con una super leccata appiccicosa, ma inciampò sulla sua stessa lingua e cadde a pancia in su.
-Perché sei qui?- lo interrogò Dido.
Frank stava lungo disteso a terra senza rispondere.
-Rispondi al re, altrimenti ti taglio la lingua!- lo minacciò il capitano.
Allora il camaleonte, che altro non sapeva dire, rispose:
-Lecca-lecca!-
Il nano Dragan, che stava aspettando di avere notizie sull’esito della missione del suo amico, non appena udì la parola d’ordine, scavalcò i cancelli del Sole. Credeva che Frank avesse portato a termine la missione con successo.
Il nano, però, atterrò giusto giusto sulla groppa di un cavalluccio marino che stava di guardia, facendo scattare di nuovo l’allarme intrusi.
-E adesso cosa succede ancora?- gridò Dido, esasperato.
-Un altro intruso, Sire!- disse Mr Tic Toc.
-Questo lo avevo capito! Non sono del tutto rincitrullito.- rispose Dido, scocciato.
Poco dopo arrivò anche Dragan, scortato dalle guardie regali.
-Ah sei tu!- esclamò Dido riconoscendo l’intruso -Tu, brutto nano, sei stato bandito per aver inquinato le acque dello Scivolo Arcobaleno con la tua pipì puzzolente!- continuò il pesce.
-Per la precisione 235, 89 millilitri di pipì all’uovo marcio.- puntualizzò Mr Tic Toc.
In quel momento arrivò anche il generale Frittus più arrabbiato che mai perché Dido non si era presentato al loro appuntamento.
-Io vi dichiaro guerraaaa!!- gridò la gigante patatina fritta.
– Non c’è la faccio più! Io mollo tutto!- urlò Dido, esasperato.
Detto ciò, il re pesce si tolse la corona e la lanciò in aria, facendola finire proprio sulla testa di Dragan. La corona si rimpicciolì all’istante, calzando alla perfezione la testa pelata del nano.
-E ora me ne vado!- disse il pesce, lasciando la sala regale.
La corona di Dido era magica. Si diceva che avesse il potere di designare il nuovo re, andando a finire sulla testa del prescelto. È così aveva fatto anche quella volta: la corona aveva scelto il nuovo re. Dragan, però, non aveva mai governato un regno, per cui non sapeva quante cose dovessero fare i re.
Doveva ascoltare i problemi di tutti e cercare di risolverli, doveva evitare che scoppiassero litigi e, se scoppiavano comunque, doveva cercare di far fare la pace, insomma era proprio un compito difficile.
“Ha fatto bene quel pescione lesso a scappare via!” pensava Dragan ogni tanto.
Un giorno, al castello scoppiò un pandemonio: arrivò un autobus pieno di Cuccioli Sperduti che piangevano disperati perché mancava loro la mamma; poi planarono sul tetto del castello due Streghe Amiche dei Bambini a cavallo delle loro scope che litigavano perché una accusava l’altra di averle rubato l’ingrediente segreto di una pozione; ed infine, come se ciò non bastasse, la capitale fu attaccata da un orso setoloso del Bosco Fatato che cercava provviste per l’inverno.
-Sire, sire! L’orso è arrivato al castello. I cavallucci marini non sono riusciti a fermarlo.- disse Mr Tic Toc, indicando l’enorme ammasso di peli che si stava arrampicando su per le mura del castello.
Il nano non sapeva proprio che fare. Aveva una tale paura dell’orso che si sarebbe messo a piangere a dirotto come i Cuccioli Sperduti, ma era il re e tutti si aspettavano di essere salvati da lui.
L’orso era quasi arrivato alla finestra della stanza regale e Dragan era paralizzato dalla paura.
-Sire, sire! Le streghe Amiche dei Bambini…- iniziò a dire Mr Tic Toc, indicando le due streghe che litigavano a cavallo delle loro scope proprio davanti all’orso.
-Ma insomma, brutto pesciolino noioso e irritante! Le vedo anche io le Streghe che bisticciano ma mi pare che ora il problema principale sia l’enorme orso che a breve ci mangerà tutti!!- esclamò Dragan, esasperato.
Subito dopo, però, capì cosa voleva suggerirgli Mr Tic Toc: le Streghe avrebbero potuto fare un incantesimo per salvarli dall’orso! Le due vecchiacce, però, si stavano tirando i capelli ed erano talmente assorte nel loro litigio che non sentivano Dragan che le chiamava.
Intanto l’orso era praticamente arrivato… Allora Dragan prese la rincorsa e si lanciò fuori dalla finestra, sperando di riuscire ad aggrapparsi al manico di una scopa. E fortunatamente ci riuscì! Proprio in tempo affinché le due streghe si accorgessero dell’orso e con le loro bacchette magiche lo facessero sparire in un pluff!
Nel frattempo, in quelle settimane, Dido era riuscito ad esaudire il suo desiderio più grande: era entrato a far parte di un circo ambulante. Era stato addestrato a fare l’equilibrista, ma dopo le prime esibizioni perfette, il pesce aveva avuto qualche problema di equilibrio. Continuava a cadere nella vasca che stava sotto la corda su cui doveva camminare in punta di pinna.
-Ma insomma, Dido, cosa ti succede?- gli chiese l’ammaestratore di leoni.
-Non lo so. Ho perso tutta la concentrazione!- rispose il pesce.
-Che cosa ti preoccupa?- gli domandò l’ammaestratore.
Allora Dido gli raccontò di quando era re e di tutte le responsabilità che pesavano sulle sue pinne.
-Così sono scappato e ho abbandonato la corona, le responsabilità e i miei amici…- spiegò Dido.
-E ora te ne sei pentito?- chiese l’ammaestratore.
Dido annuì tristemente.
L’ammaestratore consigliò allora a Dido di tornare nel suo regno per assicurarsi che tutto filasse liscio.
-Potrai tornare a lavorare con noi nel circo quando vorrai!- concluse l’ammaestratore di leoni.
Così Dido salutò i suoi nuovi amici del circo e si rimise in viaggio.

In quei giorni gli abitanti della capitale del meraviglioso mondo di Dido erano tutti in fermento. Si stava avvicinando la Festa delle Bolle. Ogni anno, infatti, il villaggio acquatico veniva invaso da enormi bolle di sapone con cui i bambini potevano giocare. Si poteva fare la battaglia a bolle di sapone, si potevano scoppiare, si poteva giocare a palla con le bollicine più piccole, insomma era un gran divertimento! L’unico che non si stava divertendo molto era il nano Dragan, il quale avrebbe voluto andare a giocare insieme ai bambini e, invece, era bloccato al palazzo reale.
-Sua Maestà, i sovrani della regione dei Cuccioli Sperduti sono arrivati. Dalla base operativa mi riferiscono che stanno finendo le provviste di sapone per le bolle ed, inoltre, c’è stato un incidente in Piazza Sorriso. Il trenino si è scontrato con un ippopotamo pellegrino. Nessun ferito, ma c’è una gran confusione…- riferì Mr Tic Toc, preciso come sempre.
Dragan non lo aveva quasi ascoltato. Stava guardando fuori dagli oblò del castello i bambini che giocavano a Bolla Pazza.
Ed ecco che proprio in quel momento entrò Dido.
-Nano, sono tornato a riprendermi il regno!- esclamò minaccioso il pescione.
Prima che Dragan potesse rispondere, il camaleonte Frank scattò sull’attenti e attaccò Dido con la sua lingua appiccicosa. Il pesce, però, si difese con una delle sua pinne giganti e passò al contrattacco con una codata micidiale che fece finire il camaleonte a muso in terra.
-Fermi, fermi! Che state facendo?- urlò Dragan, correndo a vedere come stava Frank.
-Sto combattendo per riavere la mia corona!- rispose Dido.
A quel punto arrivarono tutti i cavallucci marini della guardia reale, ma non sapevano chi aiutare: il re nuovo o quello vecchio?
-All’attaccoooo!- urlò il pescione, scagliandosi contro il nano.
Dragan, però, fece una cosa inaspettata. Si tolse la corona e la buttò a terra, dicendo:
-Sono stanco di fare il re! Tieni, è tutta tua.-
Dido si bloccò, sorpreso da quel gesto. Si avvicinò piano alla corona e la raccolse. La guardò con attenzione e poi con una sciabolata di pinna la tagliò a metà.
Tutti rimasero esterrefatti. Mr Tic Toc quasi svenne.
-Amici miei,- disse Dido – il compito del capo è molto faticoso e, quindi, chiedo al nano Dragan di aiutarmi nel svolgerlo.-
Dragan si avvicinò a Dido e gli strinse la pinna, accettando la mezza corona. Dido indossò l’altra metà.
In quel momento Frank si rialzò ed esclamò:
-Lecca-lecca!- che era il suo modo di dire che tutto era andato a finire bene.
Da quel giorno Dido e Dragan governarono insieme, aiutandosi a vicenda. Alcune volte bisticciavano un po’, ma comunque avevano compreso che un capo saggio e responsabile sa quando è il momento di chiedere aiuto. Superare le difficoltà insieme è molto più facile.

 

Ilenia

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Ilenia Bilancio

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