cuore rosso e la tribù dei piedi lenti

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Nelle terre più ad ovest che abbiate mai conosciuto, lungo il fianco del grande continente americano, dove le montagne si ergono al cielo e le immense praterie si stagliano fino ai limiti dell’orizzonte, in quella cuna chiamata Valle dell’Acqua Dolce, si trovava il laborioso accampamento della tribù dei Piedi Lenti, indiani dall’aria bonaria e ospitale. I bambini pescavano salmoni nel torrente, le donne acconciavano le pelli e raccoglievano erbe, tuberi e frutti di bosco mentre gli uomini erano a caccia di cervi e bisonti. Regnava una quiete assoluta. Il fumo saliva dai tipì, la tipica abitazione indiana, tenuto a bada dall’occhio attento dei vecchi. Nell’aria si spargeva il profumo di pesce abbrustolito e di carne essiccata. L’unica nota acuta di trambusto e confusione proveniva da un tipì ai confini dell’accampamento, dove alloggiava Cuore Rosso, una ragazzina turbolenta che trascorreva le sue giornate a ruzzolare nella boscaglia, a spiare i soldati del fortino a nord del villaggio e a preparare trappole di ogni sorta per lepri e volpi.

 

Cuore Rosso - Sara (5 anni)

Cuore Rosso – Sara (5 anni)

 

Cuore Rosso non apparteneva alla tribù dei Piedi Lenti. Era un orfana adottata dal capo indiano Grandi Corna che molte lune prima la trovò abbandonata nell’erba alta della prateria. La ragazzetta si accompagnava nelle sue scorribande ad una lince dal pelo argentato e ad un mastodontico maschio d’alce che per qualche strano sortilegio obbedivano solo e solamente a lei: bastava un fischio per saltargli in groppa oppure la melodia suonata di un piccolo flauto di pino per fare emergere dalla boscaglia le orecchie a punta della lince. Lo sciamano dell’accampamento narrava che quando capo Grandi Corna trovò Cuore Rosso, questa era avvolta in una scura pelliccia d’alce e al collo portava un artiglio e che quegli animali erano ora i suoi custodi: gli spiriti dei suoi avi richiamati a vegliare su di lei.

Un tardo pomeriggio d’autunno, Cuore Rosso rientrava all’accampamento per la cena, ma, appena solcata la collina, si accorse immediatamente che qualcosa non andava, qualcosa era successo. I bambini piangevano, le donne non erano al torrente, i cani latravano, le capanne erano in fumo e un’insolita confusione scuoteva il regolare e pacifico muoversi della tribù dei Piedi Lenti. Erano stati attaccati! La tribù delle Penne Gialle, nomadi del nord famosi per la loro crudeltà, approfittando dell’assenza degli uomini impegnati nella grande caccia al bisonte avevano assalito il villaggio rubando le provviste per il prossimo inverno. Le lance erano ancora conficcate nel terreno. Per giorni Cuore Rosso stette ad ascoltare in un angolo del grande tipì i saggi discutere sul da farsi: “Attaccare!”, “Guerra!” dicevano alcuni, “Fuggire, partire!” dicevano altri. E alla fine la decisione era presa, l’accampamento si sarebbe spostato a sud, dove l’inverno era mite. Cuore Rosso non poteva credere alle sue orecchie, con i denti e le nocche serrate rimuginava in quell’angolo, non voleva lasciare i suoi amati boschi, la sua terra, la sua casa. La ragazza aveva in sé il fuoco e mentre la tribù si avviava già ai preparativi per il grande viaggio, Cuore Rosso, coloratasi le gote di blu, fischiò nel vento e in un balzo, stretta alle possenti corna, era al galoppo della sua alce, diretta nel fitto della boscaglia, fino al fortino dei soldati. Qualcosa doveva fare! Aveva un piano! Spesso aveva visto i soldati crollare nel sonno più intenso dopo aver trangugiato una pozione ambrata contenuta in una ampolla trasparente. Essi, storditi, barcollavano, cantavano e poi ‘boom’ a terra russavano come fanciulli innocui. Doveva averla!
Il fortino era circondato da una alta palizzata di legno e sulla torretta montava la guardia una sentinella. Nel frattempo tutta la truppa era già nei suoi alloggi o attorno al fuoco a bere quella pozione. La notte incombeva e con lei anche il freddo della prateria. Cuore Rosso stette in agguato nei cespugli aspettando l’ora più tarda, il momento più opportuno… e quando la sentinella crollò dal sonno e dal freddo nella coperta, Cuore Rosso, fattasi a pochi passi dalla palizzata, balzata sul dorso della grande alce, si lanciò alla scalata, repentina e agile. In un attimo era dentro al fortino, accucciata nella paglia delle stalle. ‘Eccola la!’ pensò vedendo le casse piene di quell’intruglio aperte su un carro. Accarezzato il muso di un puledro, lo condusse con sé, legandone i finimenti alle aste del carro, poi con un fischio diede il suo ordine alla lince, e questa entrata nelle cucine dell’accampamento prese a rovesciare i pentolami in un un gran baccano, saltando poi nella polveriera e nella dispensa, un trambusto tale che l’intero fortino accorse pronto alle armi, girovagando per il fortino a caccia della minaccia, mentre la grande alce approfittando del diversivo prese a colpire con vigore la palizzata aprendo in breve tempo un varco. Uno schiocco alle redini e Cuore Rosso in un lampo fu fuori nella boscaglia, disseminando alle sue spalle una scia di piume gialle. Quando i soldati si accorsero del furto era ormai troppo tardi : Cuore Rosso, uscita dal bosco di pini, intravedeva ora il fumo dell’accampamento nemico. I Penne Gialle si erano sistemati nella radura oltre la linea degli alberi, e l’indianina, acquattata nell’erba, osservava la tribù tendere gli archi e affilare le lance. I soldati intanto si erano messi all’inseguimento delle tracce lasciate dalla ragazza. Il tempismo era tutto! Cuore Rosso rifletteva sul da farsi, quando sentì un fruscio e senza nemmeno darle il tempo di reagire venne catturata dal più spietato dei Penne Gialle, Gola Tonante, che la trascinò all’accampamento e la legò ad un palo, usandola come bersaglio per il tiro con le cipolle. -È una piedi lenti! Ci stava spiando! Portava questo con sè!- disse Gola Tonante mostrando il carro pieno di liquori. Le bottiglie furono presto scolate nell’euforia generale, e in poco tempo gli indiani erano storditi ed ebbri. Quando il sole cominciava ad essere a picco nel cielo, dalla linea degli alberi fuoriuscì la cavalleria, pronta all’assalto. I soldati avevano scovato l’accampamento dei Penne Gialle e insinuando il loro coinvolgimento nel furto al fortino si erano fiondati all’attacco. Si udivano i colpi di pistola e di fucile, Cuore Rosso così si trovava legata nel mezzo di una battaglia, con gli indiani che, barcollando, tentavano il contrattacco. Un fischio acutissimo e in un balzo la grande alce e la lince argentata si pararono di fronte alla ragazza. Due colpi d’artiglio sulle funi e Cuore Rosso fu libera, e approfittando nuovamente della confusione, schivando frecce e pallottole caricò le provviste rubate ai Piedi Lenti sul carro. Uno schiocco alle redini e di corsa si diresse verso la Valle dell’Acqua Dolce. Era una eroina! I Penne Gialle erano stati sgominati dai soldati, i Piedi Lenti avrebbero potuto affrontare il rigido inverno con le ritrovate provviste, e lei, che da sola si frappose tra indiani e cowboy, non avrebbe dovuto lasciare i suoi amati boschi, la sua casa.

 

Francesco

Ilenia Bilancio

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