Concorso di scrittura creativa “Una notte a scuola”- Finali dei vincitori

“Una notte a scuola”

Vi siete mai chiesti cosa succeda nella vostra aula di notte? Vi siete mai chiesti se il vostro banco abbia paura del buio, se la lavagna soffra d’insonnia o se la cattedra russi?
Se almeno una di queste domande vi è mai saltata per la testa, allora questa è proprio la storia che fa per voi!Nella scuola A. Furbetti, quando tutti gli scuri erano chiusi, le tapparelle calate e in giro non si vedeva più nessuno, ecco che nelle aule accadeva qualcosa di strano…
Quella notte, come tutte le notti, nella classe III B la sedia di Francesco cominciò a piangere perché aveva paura del buio.
-Tanto non ci vedi comunque anche di giorno perché Francesco ti copre gli occhi con il suo fondoschiena!- la prese in giro il banco di Nicola.
-Sì, ma almeno ho compagnia.- rispose la sedia.
-Una compagnia che ogni tanto fa le puzzette!- continuò il banco, scoppiando a ridere.
-Sempre meglio che soffrire il solletico tutto il giorno.- esclamò la sedia.
Il banco si zittì. La sedia aveva proprio ragione: Nicola aveva il vizio di scarabocchiare con la matita fuori dai quaderni e questo procurava un terribile solletico al banco, che, però, non poteva ridere altrimenti tutti bambini lo avrebbero scoperto.
-Non parlatemi di solletico!- sbuffò la lavagna che era sempre torturata da quei terribili gessetti che si strofinavano su di lei ogni giorno.
-La maestra, poi, oggi puzzava di cacca di mucca andata a male!- continuò la lavagna.
-Macché! Era vomito di topo!- asserirono i gessetti in coro.
In realtà la maestra Roberta non puzzava. Esagerava solo un po’ con il profumo e, così, emanava un odore un po’ troppo forte.
-Shhhh! L’avete sentito anche voi?- si intromise l’armadio, che stava laggiù in un angolo.
Era grande e grosso ma un vero fifone. Si immaginava sempre strani rumori e temeva che nella scuola ci fosse qualche mostro pronto ad attaccarli.
Quella notte, però, l’armadio non si era sbagliato… un misterioso tintinnio cominciò a giungere alle orecchie di tutti gli abitanti della classe.
Il suono aumentò d’intensità diventando sempre più spaventoso.
Tin tin tin…
-Aiutoooo!- gridò l’armadio –I mostri ci attaccano!
-Ma quali mostri?!- esclamò il dizionario, che era molto saggio- Sembra piuttosto il rumore di truppe pronte per il combattimento.
-Ci attaccanooo!- ribadì l’armadio che avrebbe voluto scappare via ma pesava troppo con tutti i libri che dormivano al suo interno.
-Secondo me è la cattedra, ascoltate!- suggerì un banco.
La cattedra stava russando beatamente, come faceva tutte le notti, ma non era quello il rumore che tutti sentivano.
Il suono aumentò d’intensità diventando sempre più terrificante.
Tin tin tin…
-Ho paura!- gridarono i gessetti all’unisono.
-Si salvi chi può!- strillò l’armadio.
Il suono aumentò d’intensità diventando sempre più spaventoso.
Tin tin tin…
Poi, all’improvviso, accadde una cosa strana: il rumore cessò.
Tutti gli abitanti della III B tirarono un sospiro di sollievo.
-Avete visto, lo dicevo io: niente mostri!- disse il dizionario che faceva sempre il saputello.
Nessuno ebbe il tempo di rispondergli perché con un click la porta della classe si aprì…
-Che cosa sta succedendo?- chiese sbadigliando la cattedra, che si era appena svegliata.
-I mostriiii! Ci attaccano!- urlò l’armadio.
Ciò che tutti videro, però, non era un mostro, ma qualcosa di molto più pauroso…

PREMIO “OGGETTO MAGICO”

di VIOLA

UNA SERATA SPECIALE PER ANGOLIQUADRATI

Era il perfido maestro Angoliquadrati, che era l’unico a sapere che gli oggetti della classe III B erano viventi. Loro fecero finta di non esserci, però per l’armadio non fu semplice. Il maestro, però, non era lì per minacciarli, era lì perché voleva rubare alla maestra la sua grande borsa. Certe persone, infatti, dicevano che se l’aprivi, entravi subito nel mondo delle meraviglie. Ad un certo punto una sedia disse al maestro:
-Non la farai franca!
La cattedra, ancora mezza addormentata, gli chiese:
-Ma scusa perché vuoi perdere la borsa della maestra?
-Be’ perché voglio diventare ricco e realizzare il sogno mio e della mia fidanzata, cioè sposarci. Però non ho abbastanza soldi per organizzare un matrimonio.
La lavagna scoppiò a ridere. Angoliquadrati disse:
-È la verità!
-Ok, ci crediamo- dissero tutti in coro.
Allora Angoliquadrati aprì la borsa ma dentro non trovò il Paese delle Meraviglie, c’erano solo dei soldi per lui che la maestra Roberta voleva regalargli. Allora il dizionario disse:
-Domani facciamo il matrimonio!
Il maestro disse di sì e fece pace con gli abitanti della III B. Alla fine si rivelò un matrimonio stupendo!

PREMIO “FINALE A SORPRESA”

di AMBRA

LA SCOPERTA MISTERIOSA

Ad un certo punto gli abitanti della classe decisero di mandare una sedia a chiedere chi fosse a fare quel suono. La sedia si fece coraggio e andò in seconda e chiese alla cartina se avesse sentito chi fosse a fare quel rumore. La cartina le rispose:
-Non ho visto nessuno e sentito niente.
Allora la sedia andò in III B e chiese ai quaderni di italiano se avessero sentito da qualche parte un tin, tin, tin e loro le risposero:
-No, non abbiamo sentito nessuno e visto niente.
Allora la sedia tornò in III A e disse:
-Nessuno ha sentito nessuno e visto niente.
Alla fine, però, sentirono di nuovo quel tin, tin, tin… e videro che era la lancetta dell’orologio!

PREMIO “GRAMMATICA”

di ELSA

L’ASCIA ASSASSINA

Era l’ascia assassina che ogni notte scappava dalla casa del falegname, per poi andare in quella del sindaco e costringere le chiavi della città ad aprire Le classi delle scuole.
Quella notte l’ascia assassina voleva distruggere gli oggetti di una terza e, guarda caso, la scuola A. Furbetti era quella più vicina alla casa del sindaco. Allora l’ascia decise di attaccare la III B, però le chiavi che tintinnavano misero tutti all’erta. Quando l’ascia arrivò, gli abitanti dell’aula erano tutti pronti per la lotta. Grazie all’aiuto del vocabolario, che era il più saggio, e con il lavoro di squadra gli abitanti della III B sconfissero l’ascia assassina.

PREMIO “GRAMMATICA”

di FEDERICO

MOSTRI IN ARRIVO!

La cattedra, che era rivolta verso la porta, fu la prima a vedere dalla fessura della porta ancora socchiusa, due micro pallini neri dentro a due occhi bianchi molto grandi.
La cattedra iniziò ad agitarsi mentre con un cigolio la porta si apriva del tutto. Entrò un robot: era alto, la sua testa aveva la forma di una testa da coniglio, ma senza incisivi, solo grandi denti da umano. Il robot spalancò la bocca per un secondo… Avete presente il tubo da dove va giù il cibo, l’esofago? Ecco, da lì uscivano braccia e mani; dall’interno della sua pancia sembravano uscire dei lamenti e sul suo braccio c’era una targa con scritto sopra “Bonny”. L’armadio svenne. Il banco di Nicola disse:
-M-ma c-cos’è quel c-coso?
Bonny iniziò a rovistare nell’armadio, ormai in coma. Il mostro poi digrignò i denti e richiuse l’armadio.
-Santo paradiso!- urlò il dizionario -l’armadio è andato in coma!!
-Chiamate un fabbro!- gridò la sedia di Francesco.
Bonny non gradì la battuta della sedia, si girò, la prese e la scaraventò dalla finestra. Anche il dizionario svenne. I rimanenti oggetti della classe passarono ore ad escogitare un piano per cacciare il robot. Provarono a lanciargli gli oggetti che c’erano sotto il banco di Nicola (e lì sotto c’era di tutto, perfino resti di burrocacao!).
Bonny, però, nemmeno se ne accorse. Allora provarono a lanciargli le scartoffie della maestra Roberta. Il mostro non li degnò di uno sguardo. A quel punto il banco di Nicola gridò:
-O la va, o la spacca!- e si buttò su Bonny che cadde a terra e andò in tilt.
Quella notte tutti fecero festa, tranne gli infortunati, e da quel momento il motto della III B fu proprio:
-O la va, o la spacca!!

PREMIO “LESSICO RICERCATO”

di MICHELE

LA FRASE MISTERIOSA

-Il banco della V C!- urlarono tutti. Il banco era molto grosso, ma soprattutto molto prepotente. L’ultima volta che era entrato nella III B aveva fatto saltare in aria tutto.
-Cosa vuoi da me?- chiese il banco di Nicola, che era il più audace.
-Niente, sono venuto nella vostra aula per dirvi che sono cambiato- disse il banco.
-Sì, sì, come no!- lo attaccò la sedia – Non ci crede nessuno che sei cambiato!
-Invece sì, sono cambiato grazie alla frase che Francesca, la bambina che lavora sopra di me ha scritto sul mio dorso- affermò il banco.
-Sentiamo: che frase c’è scritta?- chiesero in coro gli abitanti della III B.
-Ok, vi leggo la fra…
Il banco non fece in tempo a dire le ultime parole quando la campanella suonò. Erano le 8.30 e nessuno se ne era accorto!
La cattedra urlò:
-Immobilizzatevi!
Tutti eseguirono gli ordini.
I bambini si chiesero perché ci fosse un banco intruso nella loro classe, così, visto che era la seconda volta che succedeva, lo legarono con una catena.
La notte successiva tutti si chiesero che frase ci fosse scritta, ma soprattutto se il banco fosse cambiato sul serio.
Il dizionario affermò:
-Il banco è cambiato, se no avrebbe buttato giù tutto.
Dopo due mesi il banco riuscì a liberarsi e diede la triste novella:
-Francesca ha cancellato la frase.
-Non ci interessa. Dobbiamo solo sapere se ci possiamo fidare di te- disse il cartellone.
-Sì, vi potete fidare!
-Ok, ci fidiamo, però attento che se perdiamo la fiducia non te la diamo più!
-Sono d’accordo. Adesso volete diventare miei amici?- chiese il banco.
-Sì, che bello, un nuovo amico!- strillarono tutti.
Alla fine scoprirono che il banco era molto bravo in matematica, perfino più del dizionario.

PREMIO “PERSONAGGIO PIÚ FANTASIOSO”

di NICCOLÒ

LO SVUOTA-AULE

Era lo Svuota-aule!
Voi vi starete chiedendo chi è lo Svuota-aule… beh, lo Svuota-aule è una persona che sostituisce le cose vecchie con quelle nuove.
Quella notte, infatti, lo Svuota-aule prese tutti: il banco di Nicola, la lavagna, insomma TUTTI!
Solo una cosa era rimasta nell’aula: l’armadio, sì, proprio il più fifone fifone di tutta la III B. Gli altri oggetti erano finiti nella soffitta legati da cima a fondo. I gessetti gridarono all’unisono:
-Aiuto! Aiutateci!
Allora il dizionario ebbe un’idea:
-Gessetti, tagliate la corda con le vostre punte e poi liberateci.
-Ok!- risposero i gessetti in coro.
Dopo che ebbero liberato tutti, i gessetti chiesero:
-Che cosa facciamo adesso?
La lavagna rispose:
-Mentre voi dormivate io ho insegnato karate ai poster, potremmo stordire noi lo Svuota-aule.
-Ok,- disse il dizionario -il piano è deciso!
Allora mentre lo Svuota-aule stava montando la nuova LIM, gli abitanti della III B scesero dalla soffitta ed entrarono di nascosto nella loro aula. La lavagna stordì, con un colpo alle parti intime, lo Svuota-aule che cadde a terra. Mentre i gessetti lo trascinavano via, la lavagna guardò la LIM e disse:
-Potrei lasciarla qui!
Il mattino dopo i bambini rientrarono e videro la LIM accanto alla vecchia lavagna ; il resto era rimasto uguale. Gli insegnanti dissero:
-Non è possibile! Avevamo chiesto di togliere quella vecchia lavagna!
Un maestro si accorse che lo Svuota-aule non gli aveva dato il resto dei mobili vecchi, quindi controllò nell’armadio e vide lo Svuota-aule, ancora stordito dal calcio.
E vissero tutti felici e contenti.

PREMIO “IDEA PIÚ FANTASIOSA”

di RICCARDO

DUE NOTTI MOVIMENTATE

Ciò che tutti videro, però, non era un mostro ma qualcosa di molto più spaventoso…
Le persone che entrarono nella classe erano il preside e dei registi. L’armadio subito disse:
-Zitti! C’è il preside e dei registi… Shhhh!
Il preside chiese ai registi:
-Volete girare il film in quest’aula?
-Ok, questa va benissimo!- esclamarono i registi.
Allora il preside, che ormai era stanco, disse loro:
-Io vado a casa a dormire, chiamatemi se avete bisogno.
La notte seguente, però, i registi non tornarono nella classe III B, perché avevano un impegno.
Quella notte, invece, arrivarono delle sagome alte e robuste. La sedia di Francesco esclamò:
-Chi sono quegli omoni grandi e grossi?
-Boh, non lo so.- rispose il banco di Nicola.
Le sagome entrarono nella classe III B. L’armadio li riconobbe ed esclamò:
-Sono Achille e Ulisse, i due grandi Greci!
-Come fai a riconoscerli?- chiese il dizionario.
L’armadio ribatté:
-Perché ce l’ho scritto sui libri che contengo.
-Shhh!- dissero i gessetti in coro.
A questo punto Achille chiese:
-Chi va là?
Gli astuti gessetti si alzarono e fecero un rumore così fastidioso che Ulisse e Achille scapparono via.

PREMIO “TITOLO PIÚ POETICO”

di MARCO

L’AMICIZIA SCONFISSE LA PAURA

In realtà nessuno della III B aveva ragione perché era un topo risalito dalle fogne. Tutti rimasero stupiti, perché non avevano mai visto una creatura simile a quella. Il mostro, in realtà, era un topo gentile che non aveva amici, non aveva niente da mangiare, non giocava con nessuno, non si divertiva ed era molto solitario. Allora tutti gli abitanti della classe gli chiesero in coro:
-Cosa vuoi da noi?
Il topo rispose:
-Vorrei fare amicizia con voi, va bene se vengo a trovarvi ogni sera ?
Gli abitanti della classe acconsentirono e così fecero per sempre.

PRIMO PREMIO

“MIGLIOR STORIA”

di LEONARDO

LO SPETTRO SCHELETRO

Era uno spettro scheletro armato di mannaia che voleva il profumo della maestra per fare il suo veleno. Gli abitanti della III B dissero che non avrebbero mai dai quel profumo a uno spettro scheletro. Allora lui disse che se non gli avessero dato quella sostanza, li avrebbe fatti tutti a pezzi. Così loro glielo diedero, ma lo spettro, arrabbiato per la risposta precedente, decise di farli tutti a pezzi comunque. Lo spettro scagliò loro addosso un esercito di scheletri armati. Tutti fuggirono ma, ovunque fossero, gli scheletri erano sempre alle loro calcagna. Quando arrivarono in mensa, gli abitanti della classe capirono che gli spettri avevano paura degli spinaci. Allora l’armadio disse:
-Come facciamo a colpirli se non abbiamo le mani?
Il dizionario allora rispose:
-Abbiamo bisogno di una catapulta!
Fortunatamente l’armadio ne aveva un modellino e così gli abitanti della classe lo usarono per sconfiggere gli scheletri. Poi misero a posto il profumo e i loro amici mocci pulirono tutto. In quella scuola non vi furono più spettri.

PREMIO “MIGLIOR ILLUSTRAZIONE FANTASIOSA”

di GIULIA

 

PREMIO “MIGLIOR ILLUSTRAZIONE REALISTICA”

di MATILDE

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Ilenia Bilancio

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